Agropoli è la città prescelta. Le orde di ragazzine, accompagnate dai genitori, sono in trepidante attesa. Alle ore 17.00, del 27 giugno 2009, ci sono già un po' di persone accalcate davanti ai cancelli. È il giorno dell' ultima tappa in Campania de Alla mia età tour di Tiziano Ferro e guardandosi attorno si può facilmente constatare che saranno in molti a sostenerlo vocalmente, causa un po' di raucedine del cantante, e ad applaudirlo sfegatatamente.
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Dopo aver ascoltato il loro ultimo lavoro, In tears the angels Falls, non potevamo non andare oltre, perché questa è una di quelle band che per apprezzarla meglio ha bisogno di essere conosciuta, andando oltre la mera musica e le apparenze.
Diamo allora la parola a Vam Kama Ocean Archangel.
D: Innanzitutto, ti vorrei chiedere l´origine del tuo nome - Vam Kama Ocean Archangel - visto che mi ha molto incuriosita.
R: Il nome è un mix tra il sanscrito e l´inglese.
Personalmente sono molto affascinato dalle parole sia nella loro forma scritta che nel suono che producono, ogni singola lettera è un suono che crea un accordo musicale tra esse. Nei miei studi sulle frequenze basate sulle ricerche di Hans Jenny ho visto come la grafia delle parole sanscrite spesso fosse vicino alla forma che generano su una superficie di sabbia se vengono adeguatamente amplificate. La scelta di ogni singola parola del mio nome artistico è dovuta comunque anche al significato che si portano dietro.
D: Inoltriamoci invece ora nel percorso artistico. Qual è stato il primo passo che ti ha permesso di entrare nel campo musicale?
R: Tutto è iniziato con una chitarra di plastica che comprò mia madre. Avevo 4 anni ma nel mio genoma c´era già presente un gene musicale iperattivo.
D: Il vostro primo album, In tears the angels Falls, è un concept album. Qual è l´idea di base e qual è il suo sviluppo?
R: L´idea base del concept è scardinare le porte della percezione attraverso la conoscenza. Il titolo infatti significa "In lacrime l´angelo cade..." riferito al mito di Lucifero in quanto dispensatore del frutto della Conoscenza e come Prometeo condannato alla dannazione per averla donata all´uomo. La conoscenza se posseduta integralmente dall´uomo lo renderebbe libero e molti non vogliono che questo accada perché si nutrono del nostro essere ignoranti e creano miti distorti per tenerci tali.
D: Se è possibile catalogarlo, come definireste il vostro genere musicale?
R: Ogni album è diverso dall´altro, siamo passati da un thrash metal sinfonico ad un metal elettronico nei primi due album, con La Vogue Noire abbiamo sperimentato un sound sanguigno senza elettronica mentre nel prossimo lavoro, che attualmente stiamo registrando e che andremo a mixare nello studio della Subsound Records con Victor Love, siamo tornati ad essere molto elettronici con suoni di ultima generazione.
D: I cambiamenti di line-up hanno invece condizionato in qualche modo il genere musicale da voi proposto?
R: Direi di no visto che i primi due album gli ho interamente composti io ed ora il songwriting è diviso solo con Blackie presente in formazione da oramai 10 anni.
D: La line-up attuale è quindi formata da...
R: Archangel alla voce e tastiere; Wewo alla batteria; Blackie e Shin alle chitarre e Rage al basso.
D: Ci sono temi ricorrenti nelle vostre canzoni?
R: Certamente nei primi due album c'è un leit motiv basato sulla ricerca spirituale ed il non fermarsi alla superficie della realtà ed una denuncia contro qualsiasi organizzazione che limiti le nostre menti ad una visione che non proviene da noi stessi; ovviamente la superstizione e l´impoverimento dello spirito delle religioni secolarizzate ed i dogmi del mainstream scientifico che vengono spacciati per scienza nelle Università sono memi per non farci crescere come individui.
D: Siete partiti dall´estero per poi ritornare in Italia. Perché la maggior parte delle band, seppur made in Italy, effettuano lo stesso percorso?
R: Penso ciò sia dovuto al clima. Si è scoperto che la posizione geomagnetica influenza lo sviluppo di una cultura, la sua lingua, i suoi costumi musica compresa. Musicalmente l´Italia ha una cultura incentrata sul maggiore, mentre il metal, il ghotic, ecc. si basano sul minore, inoltre vengono più apprezzati artisti che basano i loro testi su problematiche d´amore e sulla vita di tutti i giorni, cosa che mi crea l´orticaria per le banalità delle solite rime cuore/amore/dolore.
D: C´è qualche aneddoto particolare riguardo la vostra esperienza all´estero, che ti va di raccontarci?
R: Aneddoti degni di nota non me ne vengono in questo momento. Ma diciamo che a causa di problemi di line up durante il primo album ed il dover rifiutare l´offerta della Virgin del Giappone di andare a fare un tour nel Sol Levante, mi ha fatto rimanere con la voglia ed il sogno di poterci andare prima o poi in questa affascinante nazione di samurai in doppio petto.
D: Sei autore anche di un libro intitolato "432 Hertz: La rivoluzione musicale", frutto di due anni di ricerche, il cui argomento è articolato e interessante. Puoi spiegarci brevemente di cosa parla?
R: Sì ho scritto un libro in cui tento di svelare il grande arcano che si cela dietro a ciò che definiamo suono, oltre i classici parametri altezza, intensità e timbro. Studi di laboratorio hanno dimostrato che le onde sonore sono in grado di modificare la pressione sanguigna, la respirazione, il battito cardiaco, la resistenza elettrica della pelle, la sudorazione, la risposta neuroendocrina, la concentrazione e le onde cerebrali. Ora le ricerche dello Schiller Institute e del ricercatore norvegese Ananda M. Bosman hanno sottolineato che determinate frequenze sono più funzionali sia nell´ascolto logaritmico del nostro orecchio(che si basa sulla proporzione aurea) sia sulla risposta immunitaria cellulare. In breve un´intonazione basata sul La 432Hz anziché a 440Hz, frequenza produce degli effetti positivi sulla coerenza neurale e sulla risposta immunitaria dell´ascoltatore.
Inoltre la voce umana è "settata" su questa frequenza ed è per questo che molti cantanti lirici la stanno promuovendo; questa tra l´altro è l´intonazione usata da molti grandi compositori del passato. Mentre l´attuale intonazione standard a 440Hz è un´intonazione arbitraria e priva di alcun valore scientifico, musicale o terapeutico.
D: Il vostro prossimo album, The story of my immortal life, vi porterà ad essere la prima metal band al mondo, ad usare un'intonazione basata completamente sulla Proporzione Aurea... cioè?
R: Già il Da Vinci comprese come il corpo umano si basava sulla Sezione Aurea. La dimensione del braccio rispetto alla distanza che va dal gomito alle dita ha analoghe proporzioni auree fra l´intera gamba e la lunghezza dall´anca al ginocchio. Stesse proporzioni le troviamo tra falangi, falangine e falangette delle dita medie ed anulari. Ai tempi nostri il fisico Dan Winter, specialista in geometria sacra, ed altri suoi colleghi si sono accorti che tutte le molecole viventi (proteine) hanno 5 lati dovuti alla Sezione Aurea e che la stessa doppia elica del DNA, dall´alto, mostra una evidente geometria a Spirale Aurea. Come dicevo prima l´ascolto logaritmico umano anch´esso si basa sulla proporzione aurea. Nel nostro prossimo album usiamo l´intonazione del La a 432Hz, l´uso dei posizionamenti spaziali dei suoni ed altro ancora basati sul multiplo dell´8. Questo numero ha una fondamentale importanza sulla biologia umana e sulla proportio aurea studiata da giganti del pensiero come Pitagora, da Vinci, Bruno e Böhme, in poche parole in musica usiamo la stessa matematica che usa la nostra biologia. Non mi addentro ulteriormente per non annoiare i non interessati e coloro che lo fossero li rimando al mio libro che in Italia dovrebbe uscire con la Nexus Edizioni.
D: Che tipo di riscontri avete avuto fino ad ora?
Il maggior interesse lo abbiamo avuto in Giappone dove hanno preso la licenza per la pubblicazione del nostro primo album. In questi anni i nostri album sono stati distribuiti in tutta Europa, alcune zone dell´Asia e in USA.
D: Ad oggi, come procede il "La Vogue Noir Tour 2009" e la lavorazione del prossimo album?
R: Al momento abbiamo fermato i live per poter andare avanti con le registrazioni che si stanno prolungando più del dovuto e vorrei mixare il nuovo album al più presto e promuovere adeguatamente l´intonazione a 432Hz affinché ritorni ad essere l´intonazione standard della musica come stanno già facendo i musicisti classici dello Schiller Institute ed il movimento di musicisti di musica elettronica che seguono le ricerche di Ananda Bosman.
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Giunge alla terza edizione il festival "Musicomedians. Percorsi d'autore", progetto artistico di Flavio Oreglio rivolto alla riscoperta del metodo e dello spirito del cabaret delle origini, luogo - perché il cabaret è un luogo e non un genere di spettacolo - dove la musica e la comicità, la prosa e la canzone, la satira e la poesia convivevano sullo stesso palco secondo dinamiche espressive molto precise e definite anche se non rigorosamente codificate. Un'idea nata dalla mente di un attore che da più di 20 anni calca il palcoscenico proponendo l'"arte di raccontare" ed è per questo che costituisce l'argomento centrale del Festival, come dichiarato proprio dallo stesso Oreglio durante la prima edizione, nel 2007: «La dimensione ‘narrante' caratterizza da un lato il ‘cantautore' e dell'altro il ‘Comedians'. Il cantautore e il commedia hanno una matrice comune. Entrambi partono dal medesimo presupposto e si diversificano solamente nel linguaggio che adottano per esprimere il proprio punto di vista. Generalmente posato, riflessivo, poetico il primo; satirico, caustico, umoristico, il secondo».
Non a caso Musicomedians ha un doppio significato (MUSICA + COMEDIANS): da un lato sta a indicare quella categoria di artisti che riuniscono nella loro figura le caratteristiche del musicista e del Comedians. I Musicomedians sono quindi i Comedians che fanno musica o i musicisti - entertainers; dall'altro suggerisce il connubio tra chi canta e chi parla, tra canzone e teatro comico e satirico, consacrando così l'affinità emotiva tra cantautori e Comedians.
Gli ospiti - Alberto Fortis, Cisco (Voce storica dei Modena City Ramblers), Andrea De Carlo, Roberto Vecchioni - presenti alla tre giornate di eventi costituiranno il punto di incontro tra le generazioni ‘maestre' e i nuovi 'discepoli' di oggi. Diversi modi di comunicare che si mescolano, ma che lasciano soprattutto spazio alle nuove proposte del cabaret e del teatro canzone, il tutto nella splendida cornice di Villa Greppi a Monticello Brianza (in provincia di Lecco).
Il progetto Musicomedians sonda e propone in particolare, sia il connubio tra i linguaggi del monologo e della canzone d'autore, che le loro contaminazioni con l'obiettivo di riproporre al pubblico in chiave moderna (con i nuovi interpreti) e in termini di recupero storico-culturale uno stile di show che ha ancora molto da dire; il fulcro essenziale per una serie di attività aperte a tutti gli artisti che si riconoscono nel genere e che hanno voglia di condividere momenti di vera controcultura. Da non perdere!
Info:
MUSICOMEDIANS - Percorsi d'autore
12 - 14 giugno 2009
Villa Greppi
Via Montegrappa, 21
Monticello Brianca (LC)
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Vam Kama Ocean Archangel nasce musicalmente nei primi anni '90 e nel 1995 pubblica in Europa il primo album, In tears the angels Falls, per la Lucretia Records International, mentre la Fandango Records si occupa della distribuzione in Giappone.
In Tears the Angel Falls è un concept album diviso in quattro movimenti, ricco di originalità e spunti e per questo non passato inosservato.
Successivamente, la Virgin del Giappone si offre difatti di organizzare il tour nipponico dell'artista, ma sfortunatamente Vam Kama Ocean Archangel, privo di una line up che gli faccia da supporto nelle performance live, si trova costretto a rifiutare l'offerta. Il problema però va risolto e nel settembre 1996, gli Archangel diventano una band, con l'acquisto del batterista Wewo e il primo chitarrista Blakie, a cui si aggiungono poi il chitarrista The Vicar e il bassista Lucy-Fuge.
La nuova formazione e una nuova maturità artistica danno al nuovo album, Incarnate in a New Rebel, un impatto molto più organico ed accattivante, caratterizzato da sonorità travolgenti e moderne, ma dalla difficile catalogazione e impatto. Ciononostante l'originale mix di suoni gotico-cibernetici, riff valvolari d'ultima generazione e testi visionari, portano gli Archangel a ricevere un riscontro di critica positivo, con una distribuzione del secondo disco a livello globale.
Dopo l'ennesimo cambio all'interno della formazione storica della band (Archangel-Blackie-Wewo) si aggiunge un nuovo bassista, Rage, e sul finire del 2008, un secondo chitarrista, Shin, dando così un suono più pieno e ricercato che confluisce nel nuovo album La Vogue Noire, uscito nei primi mesi del 2009.
Stampato dalla francese Hurricane Entertainment e promosso dalla D.A. Records, già dal titolo si percepisce quali atmosfere lo avvolgano: cupe, malinconiche, estroverse, affascinanti.
Vam Kama Ocean Archangel sibila e incanta con la sua voce, mentre gli strumenti viaggiano su diverse onde sonore e seguono diversi sentieri, senza mai risultare scoordinati e fuori posto. Il sound predominante è un trash - metal con picchi di elettronico, ipnotico, autentico e trasversale. Un mix di generi e tendenze che (ir)rompono la tradizione legata al puro metal per far si che chi non disdegna fusioni del genere, apprezzi al meglio tale band.
Inoltre, Vam Kama Ocean Archangel è anche autore di un libro intitolato "432 Hertz: La rivoluzione musicale", frutto di due anni di ricerche riguardanti la musica antica e le diverse intonazioni usate dai grandi compositori del passato e l'influenza delle frequenze sonore nei processi cerebrali, compresi quelli emotivi e percettivi.
Il nuovo album, la cui uscita è prevista per la fine del 2009 ha titolo provvisorio - The story of my immortal life - e porterà gli Archangel ad essere la prima metal band al mondo, ad usare un'intonazione basata completamente sulla Proporzione Aurea.
Etichetta: Hurricane Entertainment/ D.A. Records
Anno: 2009
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Sullo sfondo, il Mikalsa Bar di Palermo; in primo piano, l' Orchestra In-Stabile Dis/Accordo; dietro le quinte, varie caratteristiche non necessariamente etichettabile. Tre elementi che, mixati, diventano una cosa sola e che danno vita ad un evento musicale originale in continuo divenire, il tutto raccolto nell'album esordio Live at Mikalsa Vol. 1 dell'O.I.D., un organico variabile composto da 15 elementi. Un sound visionario e confusionale, complice dell'improvvisazione e delle sperimentazioni dei musicisti e che coinvolge anche l'ascoltatore, attraverso una messa in pratica orchestrale.
L'Orchestra In-Stabile Dis/Accordo nasce con l'obiettivo di dar forma all'urgenza espressiva di una nuova generazione di improvvisatori, convinti, della necessità di una proposta creativa aperta a tutti i linguaggi. Le loro performances si ispirano ai metodi contemporanei e alla pratiche di improvvisazione collettiva. L'energia nasce dai concerti ed è frutto di una comunicazione intensa e diretta, un modo per far conoscere la parte più innovativa della cultura musicale legata alla Sicilia, troppo spesso assimilata agli stereotipi del folk e della tradizione.
Bob Dylan diceva che non si deve criticare ciò che non viene capito. E difatti, ascoltare velatamente, senza riempire quegli spazi vuoti creati dalle melodie fantasiose, visionarie e confusionarie, con parole, immagini, accostamenti, è molto difficile. Poesia che diventa musica, ma anche voce che si trasforma in basso, contro basso, chitarra, tromba, sassofono, flauto, sax tenore, tastiere, theremin, fisarmonica e batteria, sono le caratteristiche principali dell'Orchestra In-Stabile Dis/Accordo, figlia di una Sicilia all'avanguardia e interprete di uno stile tradizionale ma innovativo che confluisce non solo in un modo di suonare, ma anche di pensare, di relazionarsi. La musica è cambiamento, movimento, cultura, vita, diffusione di energia e voglia di vivere, tanto che l'effetto O.I.D. si è propagato rapidamente.
Altri progetti sono nati sulla sua scia, altri artisti hanno preso coraggio e vigore, ed è per questo che l'Orchestra è diventata una realtà nella vita culturale della città. Spesso abbandonare gli stereotipi e seguire il proprio estro creativo è segno di coraggio e di in-stabilità, ma vale anche per tale Orchestra? Riavvolgeremo il nastro sperando di trovare qualcosa per cui essere in totale dis/accordo? A voi la scelta.
Etichetta: Fitz Carraldo Records
Anno: 2009
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Gli Aedi nascono a Macerata come band indie-pop-rock e come ogni band esordiente ha sperimentato negli anni diverse sonorità arrivando nel 2008 a pubblicare con la formula del download gratuito il primo lavoro autoprodotto The Adventures of Yellow, contenente sette brani inediti, ben accolto dalla critica specializzata. Partecipano nello stesso anno a diversi festival e rassegne vincendo l'Homeless On stage a Macerata, il Corto Circuito Rock Festival a Camerino, la XII edizione di Fuoritempo a Fabriano (AN), secondo posto al Livorno Rocki e finale al Bologna Music Festival. Nel 2009 avviene però il salto di qualità grazie alla co-produzione con il Red House Recordings il cui frutto è la pubblicazione dell'EP Polish per la Elevator Records/Hestrai.
Quattro canzoni forse non bastano a riempire un vuoto esistenziale, ma bastano sicuramente a porre l'attenzione su questa giovane band formata da Celeste Carboni (voce e tastiere), Paolo Ticà (chitarra), Jones Più (basso), Claudio Innamorati (chitarra), Filippo Tacchi (batteria).
Ascoltando Polish, vi innamorerete perdutamente della voce di Celeste, la ‘Tori Amos del belpaese' che affascina con i suoi capelli rossi e ammalia con il suo canto, sirena del nord ma dal cuore internazionale che anche cantando in inglese, difatti, non perde le sue peculiarità canore, ma anzi, acquista. Polish è una tela che si tesse piano piano, come una ragnatela, ingabbiando gli ascoltatori in una mappa di sentieri discontinui e incantati, sulle cui note bisogna perdersi per non ritrovarsi. Un piacere al quale non potrete sfuggire, coadiuvati dagli strumenti e dalle atmosfere che si vanno a creare traccia dopo traccia, capaci di emozionare e renderci invisibili davanti a codesta magia di note.
Melodie sussurrate e spartiti invisibili che prendono vita e forma in quel luogo lontano in cui gli Aedi sono capaci di trasportare, lungo rive pacifiche e nuvole che squarciano il ceilo, su quella linea orizzontale che divide l'universo a metà, un cassetto pieno di colori con cui macchiare il mondo. Canzoni che sono pennelli con il quale disegnare un battito di cuore, un pensiero fisso, un malessere interiore, senza avere bisogno di una ragione precisa, di una foglio bianco da riempire.
Per questo, gli Aedi sono la più bella scoperta del 2009.
Tracce di Polish - EP
01. Polish
02. My Perfect Home
03. Flowermoondolls
04. Lake's air
Etichetta: Elevator Records
Anno: 2009
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Nato nel 1974 a Palermo e laureatosi presso il Conservatorio Vincenzo Bellini (sotto la guida del Maestro Franco Muzzi), Luca Lo Bianco cresce musicalmente in un ambiente ricco di contaminazioni artistiche, in cui ha modo di conoscere differenti stili musicali, dal jazz alla musica brasiliana, dai maestri classici al blues. Dal 1994 al 2004 è membro della band Tamorra con i quali pubblica due album: Ballu Tunnu (1994) e Sali (2001) prodotti dall'etichetta tedesca Biber Records. Lo Bianco ha inoltre partecipato a numerosi festival all'estero - Austria, Svizzera, Portogallo, Spagna, Francia, Slovenia, Germania - che gli hanno permesso di collaborare con numerosi artisti, come Fabrizio Bosso, Ettore Fioravanti, Dusko Gojkovich, Javier Girotto, Amy Denio, Bill Russo, Paul Jeffrey, Carla Marciano, Pippo Pollina, Kiku Collins e molti altri ancora.
Lontano dalle definizioni, la musica di Lo Bianco ha parlato mille lingue si è contaminata, ha insidiato lo spazio aperto in cui la città si ritrae, in cui crescono il deserto e la steppa urbana, in cui il suono prende il colore della strada. Ha inventato il nomadismo come risposta. Un intreccio di nomadismo, musica e imprevedibilità della vita in cui fantasia e ricordo si sovrappongono perché «il nomade, per quel che ha visto o sentito, può dimenticare, può sfuggire, oppure può guarda tutti gli spazi e le estensioni e trasformarli in intenzioni».
Una vita per la musica, tracciata da un contrabbasso sensuale e malinconico, che sprigiona al contempo vitalità e imponenza, come una danza, una marcia, una messa solenne: Ear Catcher. Un disco che ansima di parole e immagini, che passeggia lungo sentieri e inquadra emozioni catturate all'istante, che racconta di grandi avventure geografiche, come linee di fuga dalle quali sono nate nuove musiche. Percorsi che si intrecciano, si allargano per poi riprendersi e rincorrersi, quasi come una spirale e proprio come una Coclea, immagine scelta per la Cover del suo ultimo prodotto musicale.

«Ho scelto l'immagine della Coclea perché mi fa riflettere sulla difficoltà di ascoltare. Mi fa pensare che, anche in una parte così piccola del nostro corpo, all'interno del nostro orecchio, ci sia una forma così e perfetta e fragile... e come sia lunga e tortuosa la strada che il suono naturale della musica, delle parole, delle cose, deve percorrere per essere compreso», afferma Lo Bianco.
La traccia 3 "They Are Still Watching Us", pertanto, è dedicata a tutte le persone che perdono la vita ogni giorno facendo il loro lavoro, segno che Luca Lo Bianco è un attento osservatore della realtà che ci circonda e un talentuoso produttore di musica, canale di comunicazione e veicolo di emozioni.
Etichetta: Fitz Carraldo Records
Anno: 2009
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Esce, per la piccola etichetta Garrincha Dischi, creata nel 2008 da persone già attive nel campo della musica indipendente italiana ed internazionale, Quando Vieni, progetto solista in lingua italiana di Marcello Petruzzi, in arte 33 ore, nato a Taranto nel 1976.
A tredici anni inizia a suonare la chitarra ed il basso elettrico nei primi gruppi scolastici rock, garage, punk e nel 1995 si trasferisce a Bologna per continuare gli studi artistici e non solo. Difatti è proprio il capoluogo romagnolo a influenzarlo musicalmente, dal blues al free jazz, all'electro fuso, al rock.
Prima formazione da lui capitanata sono i Caboto, con i quali produce tre dischi riconosciuti in ambiente indie post-rock. Al contempo, in via estemporanea, collabora anche con Christian Rainer (2004), Comfort Quartet (2007), 4fioriperzoe (2007), Nordgarden (2007-2009) e con la band di Marcella Riccardi e Paolo Iocca, Franklin Delano, con i quali registra l'album Come Home. Ed è proprio da qui, scioltisi i Caboto nel 2007, che riparte Marcello Petruzzi, con un sound dalla radice più compositiva e controllata.
Quando Vieni è un disco dal carattere intimo, se non velatamente autobiografico, a tratti crepuscolare, poi ironico e romanzato, "colto" per influenze sonore e ricco di suoni e arrangiamenti: la multiforme chitarra acustica, il cantato improvvisamente centrale, le ritmiche essenziali ed emotive, le armoniche blues e gli sfondi degli organi, le trame del sax baritono e del trombone; in tutto ciò si distinguono in più tracce il morbido wurlizer di Pietro Canali (Moltheni) e gli archi di Nicola Manzan (Bologna Violenta, Baustelle, 4fioriperzoe).
Un disco caratterizzato da ricerca ed esplosione di originalità e melodie piacevoli, con degli alti e bassi, quasi fossimo sulle montagne russe, che lo rendono, a volte, troppo pretenzioso e disarmante. Quando Vieni è una alienazione di emozioni, sensazioni, stimoli, percepiti tra un crescendo e un diminuendo di sonorità acustiche. Forme che assalgono e sguardi che affascinano per un'eternità che manca, cercando quello che si è perso un attimo prima, cercando quel pezzo che si credeva avere in tasca, cercando lo splendido pianeta in cui diventare nuvola, parlare ancora di lei, scivolare sul sapone e immaginare un giorno come un altro.
Undici foto di ricordi che non danno mai tregua, salti nel buio, scale da scendere e salire, illusioni realistiche che avvolgono, per una musica che raffredda, riscalda, incanta e allontana, distrae e attrae: contrasti fondamentali di un disco che si pone ‘a reazione' della tradizione.
Etichetta: Garrincha Dischi
Anno: 2009
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Stiv Cantarelli è la voce e leader dei Satellite Inn e dei GoldRust, due bands apprezzate più negli States che in Italia e che testimoniano quindi quanto, ancora una volta, giovani realtà siano costrette a rivolgersi prima all'estero, per tentare la fortuna e trovare la giusta notorietà, e poi entrare di soppiatto nel panorama musicale italiano.
Nel 1999 Stiv Cantarelli debutta - con i Satellite Inn –per la statunitense Moodfood Records, anticipando in qualche modo la stagione della musica italiana da esportazione con il loro alt.country venato di punk e storie di frontiera. Dopo 10 anni, il percorso di Stiv Cantarelli, che include due dischi (Cold morning Songs, 1999 e In the Land of the Sun, edito dalla Urtovox nel 2006, ottimamente accolti da pubblico e critica per la loro personale interpretazione della musica tradizionale americana), partecipazioni ad eventi importanti, qualche progetto estemporaneo e una serie di palchi condivisi con nomi tutelari della scena musicale indipendente, è pronto per essere caratterizzato da un nuovo progetto, in cui l'artista si cimenta nel progetto The Saint Four.
With The Saint Four EP è un ritorno alle origini che scava nel profondo della tradizione cantautoriale anglo-americana, si ritrova nelle protest-songs degli anni '60, nel folk-blues stradaiolo. Accantona le atmosfere rarefatte e le sperimentazioni del recente passato per tornare alla melodia della canzone d'autore, filtrandola attraverso le irruenze di matrice garage degli esordi.
Il sound proposto da Stiv (voce, chitarra, armonica, piano), Fabrizio (basso, cori) e Barbara (batteria, cori) si rifà al Bob Dylan più tradizionale e affonda le sue radici nel country blues d'oltreoceano, con spruzzi di malinconia e tenebrosità, anche laddove sembri non essercene troppo bisogno. Sonorità a stelle e strisce bianche e rosse che evaporano lungo 16 minuti e 31 secondi pregni di emozioni e intenzioni e che comunicano old style, jack daniels, tramonti e praterie, strade asfaltate da attraversare in sella a una H. Davidson, sul ricordo del sogno americano, mai tramontato e ancora fantasticato. E, difatti, dopo aver ascoltato With The Saint Four EP quel che ci si chiede è: stiamo subendo la fuga dei cervelli anche in ambito musicale?
Etichetta: El Cortez Records
Anno: 2009
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Ascoltando, Verdeluna Dancing Hall, il nuovo ed attesissimo album dei Les Italiens, vi sembrerà di attraversare il Moulin Rouge, sorseggiare un drink in compagnia di Fred Buscaglione, accennare un passo di danza con Fred Astaire; una perdita completa nel mondo sonoro delle orchestre jazz da ballo, che per l'occasione è stato avvolto da elegante sensualità.
L'orchestra Les Italiens viene fondata nel 1998 da Alessandro di Puccio, jazzista che ha collaborato con musicisti del calibro di Bruno Tommaso, Enrico Pierannunzi, Rita Marcotulli e suonato per più di venti anni con Luca Flores. Nel 2003 pubblica il primo album, Les Italiens / Forrest Hills - Silence, prodotto da Marco Lamioni, impreziosito dalla presenza di Stefano Bollani, Antonello Salis e l'attore Carlo Monni. L'album innesca un sound esuberante e personale diffuso tra le onde della modulazione di frequenza grazie ai passaggi radiofonici per moltissime emittenti locali, nazionali e internazionali, incluse la RAI, alcune radio francesi, la radio nazionale Svizzera e quella Turca. Un viaggio che ha portato i Les Italiens sui palchi di numerosi festival tra cui un'importante kermesse di Jazz tra Ankara e Istanbul, il festival di Villa Celimontana a Roma, Fabbrica Europa a Firenze e ancora il Grey Cat Festival.
Tra il 2005 e il 2009 la loro musica ha avuto una diffusione capillare - dagli spot pubblicitari, ai documentari e ai programmi televisivi - che ha coinciso con una rilettura del proprio patrimonio sonoro in termini di ricerca e studio, confluite poi nella produzione dell'ultimo album.
Tracce che diventano 10 perfette colonne sonore ad una cinematografia d'altri tempi, dalla quale si rimaneva facilmente affascinati per via dei luccicanti vestiti delle ballerine, dei capelli cotonati, delle piume colorate oppure cogliendo gli sguardi languidi che si lanciavano gli uomini e le donne, tra uno swing e un charleston.
Verdeluna Dancing Hall si appresta quindi a divenire uno di quei dischi "evergreen", grazie alle sonorità riproposte - jazz, blues, swing, tap, bolero - con modernità, ma rispettando quella tradizione che ancora oggi le rende uniche e per questo forti di un mainstream intramontabile.
Detto ciò, non resta che chiedervi di indossare il vestito più bello e di scendere in pista per un ballo indimenticabile, sul ricordo degli anni '20, di una New York old style e di quelle big band che, come dimostrato dai Les Italiens, ancora esistono.
Etichetta: Silence
Anno: 2009
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I tribuna ludu si incontrano alla fine del 2004 condividendo una certa ossessione per il ritmo, una pratica quasi catartica per la band naturalizzata fiorentina, vero e proprio ritorno alle origini come personale antidoto contro le nevrosi della società contemporanea. Il loro tribalismo ironico e feroce li porta tra i finalisti del Rock Contest nel 2005, risultato che permette l'incisione di due brani nel CD di documentazione dell'evento prodotto dalla storica Controradio. Nel 2006 pubblicano un Ep autoprodotto che riceve una buona accoglienza da parte della stampa specializzata, un incentivo per l'intensa attività live del 2007 che permette loro di suonare in tutta Italia e di vincere le selezioni per esibirsi all'Heineken Jammin' Festival nel Giugno dello stesso anno. Il 2007 è un anno fortunato per i Tribuna Ludu, proprio al confine con il 2008 entrano in contatto con Donato Masci e con lui cominciano a lavorare ai brani che costituiranno In ETERE, il loro urticante debutto discografico.
In Etere, prodotto da Donato Masci, appunto, per Danza Cosmica è una raccolta di brani in bilico tra un Dancefloor elettrico e fuori margine, un gioco verbale ricco di ironia e surrealismo, un sofisticato lavoro di sperimentazione sonora fatto di dettagli, frammenti, cura e attenzione ai particolari. musicali.
11 tracce, vibranti di energia entusiasmante e accattivante, che ad un primo ascolto appaiono molto interessanti e con delle buone potenzialità. Un sound wave e post-funk di fondo che si amalgama bene agli inserti mediatici, rappresentati da radio e tv,che ritroviamo spruzzati qua e la. Difatti, le canzoni più riuscite sono proprio "Cardiopalma", "Io sto bene", "JPll ®" e "Microcolture". Tuttavia, riascoltando l'album per la seconda volta, tutto risulta molto più faticoso e le sonorità, apprezzate inizialmente, sembrano quasi scemare, con la perdita di quel collante percepito in principio.
Nel complesso, è un esordio caratterizzato da un filo conduttore che rende In Etere un percorso sopra le righe, seppure molte canzoni sembrino messaggi in codice, e che rende il lavoro dei Tribuna Ludu un mix di risorse da consolidare e calibrare meglio per un futuro sicuramente roseo.
Etichetta: Danza Cosmica
Anno: 2009
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I Grand Carabs esordiscono nel 1997 con un demo autoprodotto intitolato Plagio, mania e contagio, costituito da sei tracce inedite in biblico tra quello che sarà il loro suono e certe poliritmie alla Primus. La seconda autoproduzione è Personaggi Totalglobali del 2001 a cui segue il disco omonimo e La Grande Esposizione Universale, rispettivamente a due anni di distanza l'uno dall'altro. L'ultimo lavoro, uscito il 17 aprile, è A Fuoco Lento, un cocktail esplosivo e bizzarro fatto con gli ingredienti del Frank Zappa più ironico, il Buscaglione più alcolico ed un retrogusto letterario preso in prestito da suggestioni futuriste, scapigliature lussuriose ed uno strano illusionismo tra ‘800 e ‘900 che ricorda le antiche tecnologie indietro nel futuro, tipiche di un romanzo di Jules Verne.
Fin dalla prima traccia, ma soprattutto dalla domanda «Ma dov'è questa crisi? ma dov'è questa crisi?», A Fuoco Lento, risulta essere un album dal carattere indefinibile ma capace di catturare l'attenzione con un zig zag di riferimenti noti e non alla discografia e alla cinematografia degli anni passati, che ben si amalgamano ai cenni relativi all'odierna società che, tra un giro di basso e un vibrato di sax, viene 'disordinatamente' fuori.
Sonorità briose e conturbanti che affascinano e coinvolgono, rendendo la musica dei Grand Carabs qualcosa di prezioso, da tenere sotto occhio e da preservare, vista l'originalità dei pezzi.
Una commedia a tratti burlesca, ambientata sul finire dell'ottocento che segue un percorso ricco di contaminazioni e di racconti in cui sornioni ci si rispecchia, a fuoco lento, ovviamente. Un drink, da assaporare lentamente per gustarne a pieno le peculiarità, i diversi sapori e le raffinatezze. Un rock d'autore, esaltato dalla presenza del sax, che attraverso 10 canzoni prende vita a seconda dell'occasione, del ruolo richiesto, della sceneggiatura da interpretare. Un indie non troppo maturo, ma che cuoce al punto giusto, senza strafare, senza troppe pretese, nè troppi richiami. Una portata unica che non dimentica tradizione e innovazione, tratteggiando così, la tavola musicale dei Grand Carabs, di audacia e consapevolezza.
Etichetta: Danza Cosmica
Anno: 2009
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I Vickers sono una pop-rock band nata a Firenze alla fine del 2006. Dopo le prime esperienze dal vivo, vengono scelti, ad inizio 2008, da David Bash per esibirsi all'International Pop Overthrow, per 11 anni svoltosi a Los Angeles e poi divenuto itinerante: Chicago, New York, Boston, San Francisco, Vancouver, Toronto, San Diego, Phoenix, Seattle, sono solo alcune delle città in cui molti gruppi hanno avuto l'occasione di esibirsi grazie all'IPO. Tra gli obiettivi del festival vi è quello di dare una buona visibilità a ciascuna band iscritta e di riuscire a dare alla musica pop l'attenzione che merita.
Sicuramente un buon punto di partenza per un gruppo giovane che, senza essere particolarmente ancorato a un genere, prende come punti di riferimento Bob Dylan, Beatles, Nel Young, fondendo la tradizione inglese e americana in maniera semplice, diretta, senza perdersi in complicazioni inutili, per non dimenticare l'importanza dei ricordi e la profondità dei sentimenti. Un disco che si apprezza difatti facilmente, con una Tracklist da Menù, dal quale scegliere il proprio piatto prediletto e gustarsi il mix di ingredienti, caratterizzanti le singole tracce. Eppure, per godere pienamente di Keep Clear, bisogna premere il tasto «successiva» e giungere alla numero 8 e 9. L'intro di "How Are You" è qualcosa di eccezionale, grazie alla collaudata matrice americana di fondo, mentre la melodia di "I'll wait", dalla forte carica emozionale, è la soundtrack ideale nelle occasioni romantiche.
Keep Clear è un disco fatto di ottime canzoni, quelle che rimangono, quelle che si ricordano. Un tentativo di tornare alla sostanza della musica, in cui chi ama le colonne sonore dei telefilm americani, dei teen-movie, la commedia americana e lasciarsi trasportare dalle note, troverà il suo rifugio musicale.
Etichetta: Foolica Records
Anno: 2009
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D: Sono passati due anni dalla nostra prima intervista. Allora ragazzi, cosa è successo?
R: Dunque..riassumendo potrei dire che della line-up originaria sono rimasto solo io (che all'epoca avevo 18 anni). Infatti, dopo essermi trasferito a Milano, ho rifondato la band nell'estate 2008 sotto forma di duo. Ho incontrato Simone e ci siamo messi a lavorare sodo: sono seguiti un bel po' di concerti, abbiamo inciso un EP, firmato con un'etichetta americana e siamo stati invitati al SXSW ad Austin in Texas dove abbiamo suonato di spalla ai New York Dolls. Adesso siamo dietro all'uscita dell'EP e alla stesura dei pezzi per la prossima uscita, ma non disdegniamo i concerti, che riteniamo la linfa vitale di questo progetto.
D: Com'è andato il vostro tour in Texas?
R: Bene! Abbiamo avuto un bel coraggio, ma ce la sentivamo. A volte siamo un po' incoscienti: siamo andati, abbiamo suonato, ci siamo divertiti, abbiamo imparato molto. Meglio di così! L'esperienza è di quelle che ti segnano e senza sembrare troppo retorico, ti cambiano. Il modo di lavorare delle band che abbiamo visto lì ci ha sicuramente influenzato, c'è molto lavoro da fare per mettersi in pari... e poi abbiamo visto suonare degli artisti fantastici.
D: Quali differenze avete riscontrato tra i live in Uk e quelli in Texas? Quale pubblico avete trovato più ricettivo?
R: Diciamo che in America abbiamo avuto più tempo di socializzare con le band con le quali dividevamo il palco, è stato quindi un tour che ci ha dato molto a livello umano, l'interesse dimostratoci da chi abbiamo conosciuto ci ha davvero fatto molto piacere, a livello di pubblico devo dire che gli americani hanno un modo di fare molto entusiasta, forse esagerato a volte, ma le reazioni sono sempre state ottime.
D: E invece che tipo di riscontro avete avuto con il vostro primo tour all'estero, precisamente in UK? In che modo ha arricchito il vostro bagaglio artistico/musicale?
R: E' stata un'esperienza importantissima. Prendere un aereo a 17 anni e volare a Londra per suonare 10 concerti è stato realizzare un piccolo grande sogno: prima avevamo suonato solo nei dintorni di Arezzo e in Toscana, ma la scena live da quelle parti è abbastanza deprimente se vuoi suonare tanto, quindi abbiamo pensato che se non c'era possibilità di suonare là, magari in Inghilterra la situazione sarebbe stata migliore. Neanche il tempo di dirlo ed eravamo già partiti, a nostre spese, ma è stato un passo fondamentale che ci ha arricchito sia come musicisti sia come persone. Mettere il naso fuori di casa serve spesso a farti capire come e dove sbagli. Noi siamo andati a Londra solo perché siamo riusciti da soli a fissare più di 10 concerti in due settimane...impossibile farlo in Italia se sei un emergente. E alla fine abbiamo suonato in locali davvero interessanti, come il Barfly, l'Hope & Anchor, il Dirty Water Club, e molti altri.
D: Ritornando ancora indietro nel tempo, il 26 ottobre 2007 avete condiviso per la prima volta il palco con un'altra giovane band milanese, gli Hot Gossip. Che tipo di esperienza è stata?
R: E' stata un'esperienza tragicomica. Mi si è rotta la chitarra durante il primo pezzo, e non ne avevo un'altra. Intanto il fonico era andato a ubriacarsi e non c'è stato un momento in cui non ci sia stato un problema tecnico. Abbiamo eseguito due canzoni senza chitarra e ci siamo levati di torno. Comunque da quel giorno giro sempre con due chitarre.
D: Dal 2007 ad oggi non vi siete quasi mai fermati. Avete voglia di prendervi una pausa o non è ancora giunto il momento?
R: L'estate 2008 è stata tutta di pausa. In quel periodo sono stato a New York da solo per un mesetto e mi sono appassionato a molti altri generi che mi hanno notevolmente influenzato moltissimo, soprattutto l'Hip-Hop old-school che là senti veramente ovunque. Quel viaggio mi ha insegnato a vedere il mondo musicale in tutt'altro modo. In Italia troppo spesso sembrano che esistano solo i gruppi ‘frangettoni' inglesi o i nomi soliti italiani...quando vai dall'altra parte del mondo ti rendi conto quanto il nostro modo di ascoltare e fare musica sia approssimativo e la nostra mentalità troppo chiusa. Altre pause per adesso no: quando sentiremo il bisogno di staccare il jack ce ne prenderemo una.
D: Presto uscirà il vostro primo EP "Doing More With Less" per la Cal Rock Records di Los Angeles, ma l'etichetta che vi prese sotto l'ala protettrice fu la WiT Records di Wigan (Uk). Cosa è accaduto? Perché questo cambio e quali emozioni vi ha dato mettere la vostra firma su un contratto discografico?
R: L'emozione quando firmi un contratto serio (e in quel caso lo era) è sempre forte. Poi il nostro contratto con la WiT è scaduto e ci sono state un paio di divergenze. Durante tutto questo si sono fatti avanti i ragazzi della Cal Rock che sono davvero in gamba, e abbiamo preso la palla al balzo. In realtà ci sono state altre due piccole etichette che si son proposte, sempre americane, ma abbiamo optato per la Cal Rock Records.
D: Per la maggior parte, di cosa trattano le vostre canzoni?
R: Nei testi, cerco spesso di essere abbastanza franco, senza troppi significati criptati. Parlo di argomenti normali ma cerco di vederli da un'altra prospettiva: i nostri testi parlano d'insicurezza, perdita di tempo, incontri casuali, idiozia da prima volta.
D: Ci sono delle difficoltà che pensate di dovere tuttora superare?
R: Difficoltà ce ne sono sempre, sarebbe presuntuoso negarlo. Ci sono difficoltà quando ti trovi in tour, è sempre un'avventura perché è tutto abbastanza imprevedibile. L'umiltà che mettiamo nel nostro modo di lavorare è fondamentale, senza quella smetteremmo di suonare subito per quanto mi riguarda.
D: Quand'è stata l'ultima volta che siete stati in un locale con gli amici a bere un buon boccale di birra? E non per suonare, ovviamente!
R: Ci andiamo spesso. Diciamo che di tempo libero ne abbiamo abbastanza ancora, anche se son capitati periodi in cui avevamo l'agenda fittissima. E comunque la birra con gli amici o qualsiasi uscita è un atto dovuto, bisogna essere radicati nella realtà che ci circonda, chiudersi in sala prove e fare solo quello porterebbe ad un'alienazione controproducente.
D: E in che modo lo sfruttate il tempo libero?
R: Durante il tempo libero ascoltiamo musica, leggiamo, studiamo (dal momento che siamo entrambi universitari), come dicevo prima; bisogna respirare l'aria che c'è fuori ed attorno a noi. Fare gli eremiti non paga se quello che vuoi fare nella vita è comunicare delle emozioni suonando a delle persone che hai davanti. Bisogna prendere spunto dalla vita quotidiana, estrapolare le cose importanti e tentare di inserirle in un messaggio che vuoi passare.
D: Quale sarà il prossimo passo dei Sorry-Ok-Yes, dopo la pubblicazione di "Doing More With Less"?
R: Per adesso ci chiudiamo un po' in sala prove per studiarci un po' di cose interessanti, anche se qualche concerto lo abbiamo sicuramente in programma; c'è in forse qualche altra data negli USA per Agosto ma soprattutto vediamo cosa viene fuori dai nuovi pezzi e come reagisce il pubblico al nuovo EP.
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2006: Davide Materazzi (voce/chitarra) forma, assieme a Marco Condò (basso) e Thomas Taddeo (batteria), una band. Nascono così i Sorry-Ok-Yes, un trio alternative-rock che nel giro di qualche anno è riuscito a divenire una delle realtà più conosciute nel panorama della musica alternativa italiana.
Dal 2007, anno in cui esce anche il loro primo Promo, ad oggi, molte cose sono cambiate e tante ne sono altrettante successe, in particolare: la formazione che da trio diventa duo, il doppio tour in Uk, la firma del contratto con la WiT Records di Wigan (Uk) e la registrazione del singolo "I Just Want To Be a Dj" (sold out in poche settimane) nel febbraio del 2008. E poco importa se Davide Materazzi si trasferisce a Milano e rifonda totalmente la band, i Sorry-Ok-Yes vanno avanti e lo fanno nel migliore dei modi.
Nel marzo 2009, difatti, la band debutta negli Stati Uniti con un tour di sette date in Texas, avendo rappresentato l'Italia, assieme ai Les Fauves, al "South by South West" (SXSW) di Austin (TX), uno dei festival più importanti d'America che raccoglie centinaia di gruppi, management, agenzie di promozione e booking, operatori del settore e giornalisti e che è considerato da molti la porta d'accesso per il successo internazionale di una band. Nello stesso mese chiudono un contratto in esclusiva con la Cal Rock Records di Los Angeles, che sta organizzando l'uscita del loro primo EP "Doing More With Less" (registrato, mixato e masterizzato a Milano presso l'SF Sound Design Studio).
Un sound un po' rockenroll, un po' hip-pop, un po' blues scanzonato, insomma, dalle varie e interessanti sfaccettature, che ha preso sempre più piede grazie al myspace e al passaparola e che oggi porta i Sorry-Ok-Yes in giro per il mondo, orgogliosi di avere suonato, alla loro giovane età, davanti ad un vasto pubblico che tutti, probabilmente, sognano di potere entusiasmare con le proprie canzoni: da quello presente al Teatro Comunale di Arezzo a quello del Barfly di Londra, passando per il Velvet di Torino e il Notsuoh di Houston in Texas, il tour in Sicilia, il Dimmidisi di Roma, l'Espionage a Bristol, l'Arteria di Bologna, il Magnolia di Milano, tanto per citare qualche locale in cui si sono esibiti.
Con l'attuale Headline, composta da Davide Materazzi (chitarra e voce) e Simone Ferrari (batterista), presto saranno invece protagonisti in Campania, precisamente il 24 e 25 aprile 2009, presso il PompeiLab in Pompei (Na) e il Marianiello Jazz Caffè in Piano di Sorrento (Na). Due occasioni che permetteranno al popolo campano di ascoltare live i Sorry-Ok-Yes, prima che spicchino il volo verso lidi lontani e in attesa dell'uscita di Doing More With Less, che già si preannuncia essere carico di aspettative e di curiosità.
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"La giornata di Sidi e Karisa", illustrato dall'artista kenyano Churchill Ochieng', è edito dalla EMI (Editrice Missionaria Italiana) di Bologna ed è stato prodotto grazie alla collaborazione di Radio Popolare Network, la direzione e produzione musicale di William Geroli e agli adattamenti delle canzoni di Mara Cantoni. Ha avuto inoltre il contributo dell'Assessorato alla Partecipazione, Pace e Cooperazione Internazionale della Provincia e dal Servizio Orientamento Cooperazione Internazionale (SOCI) del Comune di Milano. Un libro un po' speciale, arricchito dai due cd allegati che raccolgono canzoni e ninna nanne tradizionali della Costa del Kenya, in versione originale da un lato, dall'altro rivisitate in italiano da artisti e formazioni che hanno prestato la loro opera a fini umanitari: Eugenio Finardi, Roy Paci, Banda Osiris, Cristina Dona, Têtes De Bois, Luca Gemma, Parto delle Nuvole Pesanti, Vallanzaska, l'Orchestra di via Padova, Cantoantico, i Selton, Moncia Small, Flavio Pirini, Yalda, Henri Olama, Deniz Unel, i Piccoli cantori di Milano e il gruppo vocale "Armonia" della scuola russa di Milano.
Un'occasione per conoscere da vicino la cultura africana, la sua musica e i suoi colori, attraverso la storia di due fratellini, Sidi e Karisa, appunto, cresciuti in un villaggio e che raccontano di una loro comune giornata, dalle cose semplici, come fare colazione al mattino e recarsi a scuola, a quelle tipiche del loro mondo: Sidi che si sveglia prima di Karisa, perché deve aiutare la mamma nelle faccende domestiche in quanto femmina, il cantare la lezione insegnata dai Maestri di Scuola per impararla meglio, l'avere ognuno un ruolo in famiglia (Karisa ha il compito di dare da mangiare alla mucca). Un progetto che si propone quindi di ritrovare e "conservare" tradizioni orali tramandate negli anni e che rischiano di andare perse, se non si attuano iniziative del genere. Inoltre, testimonia anche quanto la musica non abbia confini, viste le varie interpretazioni dei musicisti presenti nei due dischi e che ben si sono amalgamate ai canti tradizionali e alle ninne nanne che riflettono tematiche e preoccupazioni della vita adulta.
Una piccola esperienza di vita, capace di divenire ritmo ed emozione, messa alla portata di tutti, con particolare riguardo ai bambini, in modo che possano sognare, conoscere, apprendere, gioire, grazie alle risate, agli insegnamenti, le conoscenze e le perplessità di Sidi, Karisa e la loro famiglia.
Il libro: "La giornata di Sidi e Karisa" (Emi Editrice)
Racconto, filastrocche, canzoni e ninna nanna del Kenya
Autrice: Mela Tomaselli
Illustrazioni: Chrucill Ochieng'
2 cd
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"Una giornata con Sidi e Karisa" su Whipart - www.whipart.it
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Il disco è un lavoro di grande qualità e sincerità, in cui la realtà è "reppata" in tutte le sue sfaccettature, cogliendone sia il lato negativo che positivo, il tutto amplificato dalla lingua utilizzata, il dialetto napoletano, e dai testi, vere e proprie denunce "urlate" all'odierna società".
Ma New Era è soprattutto un album frutto di dedizione, impegno, sacrificio, passione e costanza personale, che La Congrega continua ad avere e che avrà presto un continuo nel secondo progetto, Trincea. Nel frattempo però, non ci resta che godere dell' accattivante sound proposto da Amerigo "A.M." e Ferdinando "Hitesan" nel primo album.
Se poi pensate che, per apprezzare un disco, sia indispensabile la "comprensione totale", non disperate, poiché all'interno del booklet troverete una valida guida "spirituale" che vi accompagnerà lungo l'ascolto: «New Era è quello che viviamo, è il mondo che ci circonda e nel quale ci troviamo, dove ingiustizie e soprusi sono all'ordine del giorno, dove la sede di potere regna incontrastata nelle teste delle persone, dove l'odio è parte integrante di questa società e non fa altro che alimentare del male. È una continua lotta per la sopravvivenza, dove c'è chi ha tanto e chi niente e le strade parlano e raccontano questa cruda realtà generando malessere e timore, indifferenza e paura mettendo al mondo i figli di nessuno, abbandonati a loro stessi e al loro destino indiscutibilmente.
Stranieri nella nostra nazione, la povera Italia, dove la giustizia è una parola fine a se stessa, dove il continuo chiedersi perché per tutto questo non trova alcuna risposta, dove quello che conta è il soldo facile a discapito della gente misera che ogni giorno sa che deve stringere i denti sempre più forte per andare avanti, sperando e sognando, immaginando l'alba di una vera nuova era».
D: Quando e come nasce il progetto La Congrega?
R: Il progetto La Congrega nasce nel 2002 dall'incontro col nostro vecchio Dj che per l'appunto ci mise in contatto e fece anche da tramite per noi due. Cominciammo così a trascorrere interi pomeriggi all'interno di un garage, ad ascoltare dischi rap e un po' per gioco e soprattutto poi per passione ci ritrovammo a scrivere i primi testi senza nulla a pretendere, ma solo perché spinti da quella voglia di fare e di conoscere a fondo questa cultura. Insomma era scattato qualcosa in noi stessi e la costanza e il sacrificio, soprattutto nei primi tempi, sono stati sempre elementi che ci hanno caratterizzato e distinto e che tutt'ora ci rendono fieri di quello che facciamo e che continueremo a fare.
D: Che cosa significa piuttosto, auto prodursi un disco e vedere finito un proprio lavoro?
R: Ora come ora, in un momento così critico per il mercato discografico e non solo, l'autoproduzione è la miglior cosa per ogni artista ma ovviamente questa cosa implica anche parecchi fattori negativi. Già il fatto di dover sborsare un tot di soldi per produzioni, registrazioni e mastering finale e in più la duplicazione del proprio disco è veramente una cosa estenuante e che comporta tanti sacrifici in termini di soldi proprio! Ovviamente quando c'è di mezzo l'autoproduzione ogni artista può gestirsi come meglio crede ed è libero di scegliere determinate cose in termini di pubblicità, di stampa, di serate ETC. e non deve dar conto a nessun "superiore". È libero da qualsiasi vincolo, ma è anche vero, e questo lo sottolineiamo, che se un'etichetta seria si impegna perché crede nell'operato del proprio artista sotto contratto, quest'ultimo potrà avere una visibilità e una pubblicità pazzesca e all'occhio delle persone risulterà più "credibile" rispetto a chi deve farsi il culo da solo dalla A alla Z.
Dal canto nostro non abbiamo problemi a dire che abbiamo rifiutato qualche pseudo "contratto" che ci era stato proposto, che qualche etichetta ci ha anche "snobbato" e che invece nel momento in cui si era presentata un'ottima occasione, purtroppo era tardi, perché ormai eravamo andati in stampa e non potevamo bloccare più nulla.
Questo nostro primo album sarà sempre motivo di orgoglio, anche perché ci ha fatto capire molte cose. Difatti, dagli errori s'impara e sarà solo il tempo a dare le sue risposte. Non abbiamo chissà quali progetti in mente, né di diventare delle superstar, ma allo stesso momento lì fuori non siamo gli ultimi della classe e questo la gente lo sa (Almeno questo, per fortuna!).
D: Vi definite "Esponenti della vera e seria New School italiana che ha appreso da quella Old School". Spiegateci meglio ...
R: Eh sì, ci definiamo esponenti della vera e seria NEW SCHOOL che ha studiato quello che è stato "tramandato" dalla "OLD SCHOOL" e che ne ha tratto insegnamento e beneficio per la propria formazione e cultura personale. Abbiamo imparato da chi c'è stato prima e lo abbiamo fatto nostro, rimescolandolo nel nostro "SLANG" (dialetto napoletano) e col nostro "STILE" che nel corso degli anni abbiamo perfezionato e che non smettiamo mai di ricercare per migliorarci ogni giorno di più! Il fatto di voler migliorare è una cosa che ci accomuna entrambi, difatti il confronto parte prima tra noi due e poi assieme, come gruppo, con le realtà come la nostra che ci circondano. Siamo fermamente convinti che la crescita e la maturità artistica dipenda soprattutto da queste cose e avere un obiettivo fermo e deciso è il punto d'arrivo per ogni tipo di progetto, piccolo o grande che sia.
D: Il Real Hip Hop è per voi un autentico credo. Possiamo parlare di fede o di una semplice cultura personale?
R: Possiamo parlare di entrambe le cose ma è ovvio che dipenda strettamente da persona a persona.
Noi, nel corso di questi anni, abbiamo trovato in questa cultura la nostra "fede" personale - «l'hip hop è na religione pe nuje è onnipotente» - ed è quindi difficile da spiegare a parole, anche perché non si "materializza" la propria fede. Può sembrare strano per qualcuno ma ... è un qualcosa più "spirituale" che altro, è quello che ci fa star bene e che facciamo senza nemmeno renderci conto, con spontaneità senza doverlo fare per forza, per costrizione o perché semplicemente può sembrare una "moda" (la quale non è). L' Hip Hop bisogna sentirlo veramente dentro e scoprirlo fino in fondo, ricercarlo sempre ogni giorno senza mai fermarsi! We love HIP HOP!!
D: Il video "E' strade parlano", diretto da Ciro d'Emilio, vi ha dato la possibilità di collaborare con diversi professionisti. Siete soddisfatti del risultato?
R: Il video "E' strade parlano" pensiamo sia un vero e proprio capolavoro da parte di Ciro e della sua troupe FORME DI VITA prod., basti pensare che questo regista ha soli 22 anni e sappiamo che la gente rimarrà a bocca aperta nell'apprendere questa notizia anche perché noi stessi siamo rimasti colpiti e senza parole nel vedere il montaggio finale post-produzione. E' un caro amico ma lo consideriamo un "fratello": fa il suo lavoro con tanta energia e tantissima professionalità, non si ferma mai, è una macchina vivente e soprattutto quando è al lavoro su un set non lo riconosci più! Per non parlare dei ragazzi della produzione attorno a lui e senza i quali lo stesso Ciro sa che non avrebbe potuto fare meglio! Durante i giorni di lavorazione del video ci sono stati momenti difficili a causa del tempo, la stanchezza per le tante ore, però il gruppo della FORME DI VITA, composto da dieci ragazzi, è rimasto sempre unito e ha lavorato sodo e per questo che li ringraziamo tantissimo tutti quanti nessuno escluso! Ottima anche l'interpretazione dei ragazzi protagonisti e non nel video, che hanno dimostrato, pur non essendo professionisti, qualità altissime per quanto riguarda la recitazione e se il video sta avendo riscontri elevatissimi, il merito è di tutti, a partire dal nostro brano a Ciro d'Emilio, ai ragazzi della produzione e agli attori. Insomma, alla fine, senza ombra di dubbio, siamo rimasti molto, ma molto soddisfatti, del lavoro finale.
Potete vedere su www.cirodemilio.com il "Making of" del video "E' STRADE PARLANO" e anche gli altri lavori di Ciro D'Emilio.
D: Tra le città in cui è possibile acquistare il vostro album vi sono Bologna, Torino, Milano, Roma e, naturalmente, Scafati, in provincia di Salerno, vostra città. Ad oggi, quali sono i frutti?
R: Come dicevamo prima, siamo riusciti da soli, anche se con parecchi sforzi, a spedire l'album nelle città più importanti d'Italia e fare in modo che chi apprezza la nostra musica possa acquistarlo e supportare il rap de La Congrega. L'altro mezzo di pubblicità resta internet ed è proprio sul nostro myspace www.myspace.com/lacongregafinest che la gente può contattarci in privato e richiedere l'album che gli verrà spedito tramite posta. E' una cosa insoddisfacente questa, però è anche vero che i dischi nei negozi ormai hanno raggiunto prezzi stratosferici e ovviamente chi compra non vuol spendere diciotto o venti euro per un solo album anzi! Anche se le copie che abbiamo venduto sono poche, notiamo in giro che il nostro nome sta girando e questa almeno è una piccola soddisfazione! E' anche vero che purtroppo, e ribadiamo "purtroppo", non siamo riusciti ancora a portarlo fuori dalla Campania questo disco e suonarlo live, ma sarà il periodo critico, di calo e morto che stiamo vivendo un po' tutti... ciononostante ci auguriamo di suonarlo quanto prima, visto che noi stiamo dando il massimo e siamo convinti che i frutti arriveranno col tempo.
D: Chi è l'autore delle vostre canzoni?
R: Mogol e Elisa ... A parte gli scherzi, ovvio che siamo noi stessi gli autori dei brani, mentre le produzioni musicali sono curate esternamente da amici "produttori". In particolare, ognuno fa il suo: si decide il tema da trattare assieme e singolarmente si sviluppa il testo per poi confrontarlo, dopodiché componiamo il ritornello ed eventuali accorgimenti durante la stesura finale del brano.
D: A Tal proposito, il testo di "Povera Italia" descrive uno ‘stivale' in pessime condizioni. Per un artista viene davvero tanto ‘naturale' scrivere un testo così negativo?
R: E visto lo scempio cui si assiste, crediamo proprio di sì! Abbiamo scritto quel testo e registrato quel pezzo ancor prima che uscisse "In Italia" di Fabri Fibra con la Nannini, così come anche qualche altro artista del panorama hip hop italiano ha espresso con un brano simile il proprio malcontento e il proprio rifiuto verso la politica attuale e non, visto che già dagli anni ottanta le cose sono degenerate e peggiorate! Non ci va neanche di dire come stanno le cose, perché speriamo che tutti sappiano come siamo messi. Forse c'è solo un suggerimento da dare: che aiutassero la povera gente invece di ingozzarsi come dei maiali e tassare le fasce meno abbienti con un reddito annuale bassissimo. Nient'altro.
D: E cantare in dialetto, invece, può rappresentare un limite?
R: Questa sì che è una bella domanda! Vorremmo precisare innanzitutto che il Napoletano non è più un dialetto ma una vera e propria lingua, con ciò però non diciamo che la gente di Milano o di Bologna debba imparare il napoletano, ma che sicuramente non vorremmo più sentir dire che siamo incomprensibili o che siamo limitati! Certo il limite fino ad ora c'è stato e ci sarà ancora anche se speriamo non per molto, tuttavia la cosa non ci preoccupa e non ci smuove più di tanto, manteniamo salde le nostre origini e siamo fedeli estimatori della cultura napoletana classica e poi, sinceramente parlando, per noi il napoletano è un vero e proprio "SLANG", ha una musicalità e una potenza allo stesso tempo che nella musica rap raggiunge l'apice! Inoltre, a nostro modesto parere, ci sembra anche molto calorosa e profonda nell'esprimere sensazioni o sentimenti nei nostri testi. Sicuramente parliamo per partito preso ma continueremo su questa lunghezza d'onda e comunque nessuno ci vieta un giorno di scrivere anche in italiano...per ora però La Congrega suona col rap in dialetto e ne va fiera! «New school co o' tene e dà n'faccje!»
D: Che tipo di genere ascoltate?
R: A parte il rap che ovviamente è il nostro genere preferito, anche il rock e perché no anche un po' di reggae. In generale prediligiamo la buona musica e sarebbe bello se un giorno Elisa ci cantasse un bel ritornello!
D: Vi sono degli artisti che considerate "Maestri"?
R: Ci sono degli artisti che stimiamo tantissimo e che sì consideriamo anche "Maestri" del genere, noi, infatti, siamo stati influenzati da La Famiglia, il primo gruppo storico del rap made in Naples e pensiamo che parecchi stimino questo gruppo! Sono i padri fondatori del rap napoletano e il loro disco del 1998 "41° Parallelo" è un classico, poi ci sono anche artisti come Kaos e Neffa che, come La Famiglia, hanno fatto la storia del Rap italiano. Nutriamo veramente un sentimento di forte rispetto verso queste persone, se non fosse stato per loro che hanno portato questa cultura a livelli alti, non saremmo sicuramente qui! Il rispetto per le origini e per chi veramente ha meritato, merita e meriterà sempre a prescindere da tutto!
D: Che opinione avete di voi come artisti?
R: Da quando abbiamo cominciato sino ad ora, sono cambiate tantissime cose in positivo, ovviamente, e siamo fieri di questo. Se ci voltiamo indietro e guardiamo il principio per poi osservare il presente, ne ridiamo compiaciuti. Ricordando il primo testo scritto, vorremmo sprofondare in un abisso immenso! Questa però è una cosa che ci gratifica parecchio, perché ci rende molto soddisfatti ed è anche un input positivo per continuare sempre senza mai fermarci e quindi nel nostro piccolo ci riteniamo degli artisti seri e veri, che fanno il proprio lavoro senza dover dipendere da qualcuno o da qualcosa. E l'album "New Era" ne è la prova tangibile della nostra musica e le nostre canzoni parlano da sé. I nostri testi comunicano qualcosa a chi ascolta, fanno riflettere e molti si immedesimano anche in qualche brano perché magari ha vissuto quella determinata storia o esperienza.
D: C'è una canzone di un altro artista al quale siete legati e che avreste voluto comporre voi?
R: In verità non c'è nessun brano in particolare che avremmo voluto comporre noi, però c'è una canzone stupenda con la quale siamo cresciuti ed è "Aspettando il sole" di Neffa, dall'album Neffa e i messaggeri della dopa, datato 1995 che, molto probabilmente, conosceranno in tanti!
D: Vi danno libero arbitrio per godere pienamente del vostro "quarto d'ora di notorietà". Cosa fate?
R: In verità, sicuro non basterebbe questo famoso "quarto d'ora di notorietà" per renderci felici e soprattutto realizzati, difatti vorremmo che ci fosse sempre più riscontro per quello che facciamo, così come per tanti altri ragazzi che fanno musica come noi, in maniera seria e con presa di coscienza. Fatto sta, che quando siamo sul palco e la gente risponde bene al nostro show siamo molto soddisfatti e ricambiamo con tutto il calore e l'affetto possibile, questo è poco ma sicuro! Se vogliono darci sempre questo quarto d'ora di notorietà e apprezzano veramente quello che facciamo possono comprare il nostro disco e capire cosa c'è dietro alla nostra musica, ai nostri testi e farsi trasportare dalle nostre parole. Stiamo già lavorando al prossimo progetto che si chiamerà TRINCEA : sarà uno street album, sicuramente più personale rispetto al precedente, ma non meno importante, dove immergeremo noi stessi in primis nei pezzi e poi tutto quello che ci circonda.
D: Infine, nella vostra New Era, chi sono i buoni e chi sono i cattivi?
R: E' palese che nel nostro album i buoni sono la gente «comune», quella che ogni mattina si alza e va a lavorare, arriva a stento a fine mese e nonostante tutto sorride alla vita con tutte le difficoltà che essa comporta. Diamo voce a quelli che non hanno più fiato per parlare e il pezzo "A chi tanto e a chi niente" la dice tutta riguardo questo stato di cose: «Questo è per chi non molla la presa / ma continua a vivere, / per chi ha subito offese e lo stesso sorride alla vita / per chi non si è mai arreso davanti al destino / per chi un'esistenza ha speso tra amore e lavoro».
I cattivi o infami sono quelli che citiamo nel brano "Povera Italia" e di cui abbiamo già detto tutto nella domanda precedente: «Povera Italia, stiamo nelle mani sbagliate / chi ci governa, merde!, sono i primi a fottere lo stato / Povera Italia, sinistra o destra è lo stesso / quello che conta è il cash, e questo è il risultato / Povera Italia, loro parlano di valori, loro parlano di nazione / mentre la gente lì fuori muore / ma come si deve fare frà / questo è il belpaese, questo è lo stivale, questa è la POVERA ITALIA! ».
Prima di chiudere l'intervista vogliamo ringraziare te Annalisa che ci hai concesso tutto questo spazio, i "colleghi" e i "fratelli" sparsi per l'Italia e tutti quelli che ci hanno sempre dato il massimo, hanno creduto e credono ne La Congrega. Vi siamo riconoscenti, sempre e comunque, grazie mille.
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A tre anni di distanza dal fortunato esordio di Vectorial Maze ( autoprodotto, 2005) i Camera 237 tornano in studio di registrazione per fissare su nastro il nuovo percorso artistico. Il nuovo album, contiene novità sostanziali rispetto al passato, come ad esempio l'uso della voce, synth, pianoforti e fender rhodes, mai usati in precedenza, che danno un respiro più ampio alle nuove composizioni. Prodotto dalla Foolica Records e registrato in presa diretta, Inspiration is not here (13 febbraio 2009), ha impresso su di se il marchio di un prodotto non comune, viste le tante "raffinatezze" che aleggiano attorno a questa band.
In primis la scelta del nome. A molti probabilmente avrà difatti rimandato immediatamente ad un altro mondo, ovvero quello cinematografico di Stanley Kubrick e in particolare a Shinnig, visto che 237 erano le camere dell'Overlook Hotel. Luogo che solo a nominarlo, mette i brividi. E come il protagonista che si perde progressivamente nel labirinto mentale, così l'ascoltatore si lascia tallonare dai parametri della musica che in questo album vengono cancellati per potersi abbandonare agli istinti e lasciarsi travolgere dalle sonorità, cupe e acerbe, in cui vi sono condensati i loro stati d'animo. La sinergia venutasi a creare durante la registrazione è abbastanza percepibile, grazie a 9 tracce omogenee che si susseguono quasi fosse una linea rossa da pedinare, un tracciato da spiare.
Il gruppo nasce in quel di Cosenza nel marzo del 2003 e il primo frutto artistico è un ep autoprodotto. Successivamente entrano in studio e registrano il primo album, che vede la partecipazione di Mirko Spino (Wallace Records) e la luce nell'aprile del 2005. L'attività si intensifica e i palchi sono pronti ad accoglierli, come il pubblico che li supporta positivamente. Arezzo Wave, Neapolis Rock Festival (suonando accanto a nomi del calibro di Nick Cave e Tori Amos), Musica D'Alta Quota, International Noise Festival sono difatti solo alcuni degli eventi a cui i Camera 237 hanno partecipato nella loro recente e già intensissima storia. Una pellicola in bianco e nero, ricca di emozioni e in cui l'esperienza live ricopre un ruolo principale.
In Inspiration is not here le influenze personali di Marco, Ignazio, Yandro e Toni si fondono in un indie rock intenso e affascinante, alla cui "ispirazione" hanno contribuito amici illustri, come Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi), Giacomo Fiorenza (42records) e Andrea Suriani, e Francesco Donadello (Giardini di Mirò) che ha curato la produzione artistica presso l'ALPHA DEPt. Studio. Inoltre, ad eccezione di qualche brano, la voce di Marco Orrico viene messa da parte per non essere veicolo di emozioni, lasciando quindi che la musica sia un canale unico in cui entrare completamente senza remore. Se una volta usciti, vi sentirete di essere stati risucchiati e allo stesso tempo trasportati emotivamente in altri lidi, i Camera 237 avranno raggiunto il loro obiettivo.
Componenti:
Marco Orrico (voce, chitarra, synth)
Ignazio Nisticò (chitarra)
Tonie Chiodo (basso)
Yandro Jose (batteria)
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Il nuovo album di Pacifico, Dentro ogni casa (SUGAR), uscito il 16 gennaio 2009 e anticipato dal singolo "Tu che sei parte di me", impreziosito dalla collaborazione con Gianna Nannini, ancora oggi uno dei brani più trasmessi dalle radio, segna il ritorno del cantautore milanese a 4 anni di distanza dal precedente Dolci frutti tropicali.
Musicista autodidatta di origine campane che nasce con uno orecchio rivolto a Battisti, Baglioni e un altro verso Jeff Buckley, Prince, per poi successivamente esplorare diversi generi musicali, come diverse sono state le sue performance che gli hanno permesso di farsi conoscere, in particolare, grazie a brani "Fine fine" e "Gli occhi al cielo" l'artista ha raggiunto una certa notorietà, riscontrando consensi positivi da parte di un pubblico molto vario e per niente omologato.
L'ultimo lavoro, Dentro ogni casa, è un disco molto personale, introspettivo, emozionante e con melodie affascinanti, sottofondo ideale per una giornata uggiosa mentre si è alla ricerca di puro relax. I testi non deludono, caratteristica peculiare dell'artista, e nemmeno le attese, per un lavoro in cui ci ha creduto prima di tutto Caterina Caselli, che lo ha voluto fortemente tra gli artisti della sua etichetta discografica.
Gino De Crescenzo (in arte Pacifico) che vive oggi una nuova fase del suo percorso artistico è difatti un artista dotato di geniali e creative intuizioni musicali e letterarie: inoltre alterna alla sua attività di cantautore quella di autore, Pacifico ha all'attivo prestigiose collaborazioni, scrivendo indifferentemente musica o testi per importanti artisti italiani. Da Andrea Bocelli a Ornella Vanoni, da Samuele Bersani a Fiorella Mannoia, la sua carriera è giustappunto ricca di episodi importanti, soprattutto a livello autoriale, tanto da diventare uno dei più richiesti. La sua firma è su brani di successo come "Sei nell'anima" della Nannini, "Stringimi le mani" di Gianni Morandi e "Sospesa", brano contenuto nell'album d'esordio della cantante italo-marocchina, Malika Ayane, tra le protagoniste al 59° Festival di Sanremo e sua partner vocale nel brano "Verrà l'estate" (traccia n° 9).
Ciononostante, alle nuove generazioni il volto di Pacifico sarò noto probabilmente come musicista di scena all'interno di "Italo Francese", programma di Mtv Italia condotto da Fabio Volo nel 2007, durante il quale improvvisava numeri musicali con gli ospiti ed eseguiva brani inediti scritti per la trasmissione; e per essere stato anche protagonista su alcuni rotocalchi rosa per il suo matrimonio con una ex ragazza di "Non è la RAI" ed ex Velina. Ma questa è tutta un'altra pagina.
Qui è la musica ad essere protagonista, e in questo ultimo disco che si delinea e racconta attraverso 10 tracce che sono sguardi furtivi, finestre da cui guardare, l'abbandono all'ascolto risulta semplice e la comunicazione diretta. Una valigia impolverata e al buio da riempire ma anche da scoprire, con un contenuto misterioso ma al contempo conosciuto. Emozioni e sensazioni che risiedono nella vastità di uno sguardo, in una folata di vento, in una coperta che avvolge, salite e discese, nomi sentiti, frasi avverate, tracce da seguire, da ascoltare, da catturare.
Melodie romantiche e sonorità legate alla tradizione della musica leggera italiana saranno quindi protagoniste del "DENTRO OGNI CASA tour 2009" (organizzato da Live Nation) di Pacifico che avrà inizio il 6 febbraio da Carpi (MO) per poi toccare diverse città italiane, tra cui Firenze (12 febbraio), Bologna (18 febbraio), Milano (3 marzo) e Roma (13 maggio). Una carovana di canzoni che il talentuoso cantautore porterà in giro per l'Italia deliziandoci con il suo sound, supportato da Alberto Fabris (elettronica e contrabbasso), Gianluca Mancini (pianoforte) e altri musicisti.
FOTO di Fabio Lovino
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14 pezzi, tra cui anche i Bis, che hanno ripercosso una storia musicale fatta di poesia, stati d'animo, raccontati e condivisi con un pubblico entusiasta e attento. Da "Epo" a "In Cattività", da "Sporco" a Collins" e da "Neve" a "La strategia del mare", sono tante le emozioni suscitate per chi come me ha amato tanto il primo album degli EPO, Il Mattino ha l'oro in bocca, disco d'esordio pubblicato nell'inverno del 2002, trainato dalle canzoni "Città Amara", "Anna" e "Serie-parallelo", "Eritropoietina", "Tu Nunn O' Ssaije", e che assieme al successivo album , Silenzio Assenso, rappresentano al meglio l'odierna panorama musicale partenopeo.
Gli Epo nascono nel 2000 dall'incontro tra la sensibilità artistica del chitarrista e autore Ciro Tuzzi e le idee del produttore e tastierista Mario Conte, l'intenzione è quella di fornire una chiave di lettura nuova ed attuale a canzoni ispirate e mai banali, nel solco della tradizione del miglior songwriting italiano, e non solo. Difatti le canzoni degli EPO sono qualcosa di cui ci si innamora al primo ascolto, in particolare grazie alla voce di Ciro Tuzzi che riesce ad ammaliare e affascinare, come neve che cade lieve e come neve che è piombo su braccia tese, essendo al contempo anche energica e decisa. E anche se, Niente è per sempre, in questo sogno noi ci crediamo ancora.
Uno spettacolo, quello tenutosi al PompeiLab e durato quasi due ore, carico di interesse nell'ascoltare
Per questo e per tanti altri motivi vi invito quindi a non perdere di vista il loro myspace per non lasciarvi scappare l'occasione di gustarvi dal vivo questa band, che davvero merita. Le prossime date ad esempio saranno il 14 e il 19 marzo, rispettivamente presso il Contestaccio di Roma e al Doria 83 a Napoli.
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